Il Novecento ( dal primo dopoguerra agli anni Trenta)

“Il mio viaggio continua… e riparte dalle macerie di qualcosa che non avrei mai voluto vedere: l’hanno chiamata Grande Guerra ma in realtà è stata solo un’inutile carneficina. Milioni di ragazzi mandati a morire e di donne rimaste sole a sobbarcarsi tutti i problemi della vita quotidiana, compreso un lavoro divenuto durissimo. Durante questo periodo anche l’abbigliamento è cambiato totalmente, via tutti i lussi della Belle Epoque, le donne hanno dovuto semplificare i loro abiti per renderli più adatti al loro nuovo ruolo di lavoratrici: nasce il “vestito-camicia”, tagliato a sacco, diritto, modestamente scollato, con gonna lunga a coprire il polpaccio, maniche a kimono e una semplice cintura. I tailleurs diventano più mascolini, con alamari e simboli d’ispirazione militare. Solo gli abiti di gala, poco usati, mantengono qualcosa dell’antico splendore: anch’essi di linea diritta, semplice, spalline sottili a sottoveste, vita poco o nulla segnata, realizzati con tessuti coperti di ricami e paillettes.

Ma per fortuna quei tempi sono già passati, ora siamo negli anni Venti, anni di nuovo benessere e ottimismo (e ce ne vuole tanto!) che per questo vengono chiamati “anni ruggenti”. Le donne hanno ormai acquisito una loro indipendenza e sono più forti e decise, anche nella loro immagine. Gonne più corte, splendide calze di seta, capelli tagliati corti ( è la prima volta!) che le fanno somigliare a ragazzi… infatti il nuovo taglio si chiama, in francese, “ à la garconne”! Ma c’è un abito che adoro in modo particolare; lo ha disegnato una nuova couturier, una donna straordinaria (anche se con un caratterino!… ) che ho incontrato ad una festa qualche giorno fa: si chiama Gabrielle ma tutti la chiamano Coco, Coco Chanel. Questo semplice abitino nero, a sacchetto e con polsi e colletto bianchi lo ha battezzato “petite robe noire”, ed io me ne sono innamorata subito!

Purtroppo la tranquillità dura poco: nel 1929 crolla la borsa di New York e si entra nel periodo della cosiddetta “grande crisi”. Ancora una volta la moda deve adattarsi alle circostanze e lancia un modello di donna ancor più esile del precedente (che aveva già perso le sue curve!) con una silhouette allungata e un trucco emaciato, con pelle chiarissima, rossetto violaceo ed occhi bistrati. La chiamano “Donna Crisi”, e qui a Parigi va per la maggiore!

Entriamo così negli anni Trenta, e per fortuna pian piano la figura femminile torna a riacquistare le sue forme: gli abiti si fanno più morbidi e fascianti, le gonne si allungano sotto il ginocchio per il giorno e fino alla caviglia negli abiti da sera, i capelli tornano morbidi in sensuali onde…Una meraviglia! E poi… finalmente! I pantaloni, che Paul Poiret aveva proposto senza troppo successo anni prima finalmente cominciano ad essere indossati da tutte! Voglio assolutamente provarne un paio anch’io… corro a comprarli! E noi ci vediamo prestissimo!”

 

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