Moda e Arte, stesso linguaggio?

E’ moda o è arte? Le trame del tessuto possono uguagliare in bellezza e poesia quelle di una tela, o sono destinate a rimanere un sogno effimero?

 

Una cosa è certa; molti movimenti artistici hanno influenzato il mondo della moda ed inciso sulle trasformazioni dell’abbigliamento, uno su tutti il Futurismo. La “Ricostruzione futurista dell’Universo” mirò anche alla progettazione e ricerca di un abbigliamento “antiborghese” come espressione artistica accessibile alla massa, primo passo verso la democratizzazione della moda e quindi verso l’avvento del nostro prêt-à-porter.
Per i futuristi la moda è o può diventare espressione artistica a tutti gli effetti, da inserire e comprendere nell’ideale del raggiungimento di un’arte “totale”, capace di trasformare in senso estetico la società intera. Una visione utopistica e difficilmente applicabile nella pratica quotidiana, ma sicuramente innovativa rispetto ai canoni della moda in quegli anni.

Ma le storie della moda e dell’arte si intrecciano e fondono in molte altre occasioni.

A partire da Mariano Fortuny,la cui innovazione, nella moda non era solo la declinazione delle linee femminili verso orizzonti di fluidità e scioltezza, ma l’aver creato opere d’arte da indossare, così definite anche da Marcel Proust in La prigioniera. La dissacrante idea che l’abito fosse espressione artistica. Come le fotografie che Fortuny stesso scattava, come un dipinto del Tintoretto o del Carpaccio cui si ispirava, come il mantello dell’Albertine prussiana.

 

Ancora,nell’opera di Salvador Dalì. La sua concezione surrealista in relazione all’abbigliamento interferì felicemente anche nel lavoro di creatori di moda come Elsa Schiaparelli, alla quale il pittore suggerì spunti di ispirazione onirica, vedi i bottoni che riproducono mosche poggiate su pezzi di cioccolato o l’indimenticabile cappello a forma di scarpa o ancora la cintura rosa con la fibbia a forma di labbra.

 

O nella “lezione” di Andy Warhol, di un’arte in pericoloso equilibrio tra pop e business, tra cultura del quotidiano e consumo. Le warholiane Pop-art e Business-art non sono che due nomi impropri per definire ciò che la moda è, in un senso forse ancora più esplicito e complesso di ciò che è la stessa pubblicità.

 

 

E ancora, negli abiti astratti di Sonia Terk Delaunay, o infine nelle travagliate rappresentazioni di sé stessa di Frida Kahlo, il cui stile continua ad ispirare e influenzare arte e moda.

 

 

Negli ultimi anni, poi, tantissime le collaborazioni tra stilisti ed artisti: Louis Vuitton e Takashy Murakami, Jean Paul Gaultier e Manish Arora , Jean Charles de Castelbajac e Keith Haring, Hussein Chalayan e Gavin Turk, Paul Smith e Charme Baker, e molti altri ancora.

Resta comunque difficile esprimere un giudizio univoco, difficile riconoscere universalmente un abito come opera d’arte. Ma sicuramente una cosa che accomuna inequivocabilmente arte e moda c’è: la comunicazione emozionale, lo strumento del quale sono entrambe linguaggi e sostegni a livello individuale, sociale e universale. I termini in cui si esplica sono necessariamente diversi, ma quando si crea un punto d’incontro spesso nascono opere che racchiudono il senso universale della bellezza, raggiungendo lo scopo: il desiderio di riconoscere ed essere riconosciuti, la volontà di attribuire alle cose un significato altro, sublime, intimo e al contempo estroverso poiché, principalmente, lo scopo dell’arte è esprimere. Portare fuori da sé ciò che si ha dentro,e con esso suscitare emozione ed immedesimazione.

 

Foto in alto: Elsa Schiaparelli – The original “Shoe Hat” designed in collaboration with Salvador Dalí

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