La leggenda di Borsalino

Le leggende non muoiono mai. Anzi, i momenti di difficoltà ne amplificano il fascino e aiutano a rilanciarle.

E’ quello che sta accadendo in questo periodo alla “Borsalino”, la celeberrima azienda di Alessandria di cui il Tribunale ha dichiarato il fallimento pochi giorni fa.

La Borsalino ha appena compiuto 160 anni e proprio quest’anno c’è il rischio che chiuda definitivamente, ma non tutto è perduto. Perché le leggende non possono morire.

Per più di centoventicinque anni una sola famiglia era stata a capo di questo impero fondato da Giuseppe Borsalino, che nel 1850 si trasferì a Parigi per imparare il mestiere di cappellaio; era artigiano a Pecetto di Valenza, un paese alle porte di Alessandria con la sua bottega che ancora non era un’industria, poi il successo quando nel 1857 insieme al fratello fondò la “Borsalino”. Dopo Giuseppe, che iniziò a lavorare a 13 anni in piedi su uno sgabello per raggiungere il bancone facendo la felicità di sua madre che lo voleva cappellaio, l’azienda fu guidata dal figlio Teresio, il mecenate che diede ad Alessandria lavoro e anche infrastrutture sanitarie, e che trasformò la piccola azienda in un colosso da più di tremila dipendenti.

I cappelli Borsalino, originariamente realizzati in feltro di peli di coniglio e destinati ad un pubblico maschile, riscossero da subito un enorme successo anche tra le donne e perfino nel Regno Unito, dove il cappello per antonomasia era la bombetta, o in America, dove in pochi anni l’azienda piemontese superò la “competitor” John B. Stetson Company.

A contribuire ad alimentare il mito del Borsalino venne poi il cinema, nel 1942, all’uscita del film “Casablanca”, che culmina con la celebre scena dell’addio tra i due protagonisti, Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, entrambi con un Borsalino in testa. Da allora la storia del cinema si intrecciò innumerevoli volte con il mito del Borsalino: come non ricordare Robert De Niro ne “Gli intoccabili”, Johnny Depp ne “Il nemico pubblico”, e prima ancora Edward G. Robinson in “Piccolo Cesare”. Borsalino anche sul capo di molte attrici, oltre la già citata Ingrid Bergman. In più, al celebre cappello il cinema dedicò ben due film, “Borsalino” del 1970 e “Borsalino &co” del 1974, con protagonisti Jean Paul Belmondo e Alain Delon, per la regia di Jaques Deray, entrambi diventati un “cult”.

 

 

 

 

 

Vera e propria icona di stile, simbolo di eleganza raffinata e senza tempo, il mito di Borsalino è cresciuto così velocemente da arrivare oggi a designare ogni tipo di cappello che presenti le caratteristiche dei modelli originali: il tessuto in feltro, la falda larga e la fascia di tessuto a contrasto intorno alla cupola.

I cappelli dell’azienda piemontese sono ancora ricercatissimi in tutto il mondo, ed è per questo che tutti gli appassionati e fashion addict sperano che la vicenda si concluda con una prossima ripresa dell’attività della storica azienda.

Perché, lo ripetiamo ancora, le leggende non muoiono mai.

 

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