Maschilefemminile: vestire il genere

Maschio o femmina? Celeste o rosa?Ancora prima di nascere la scelta dei colori per il “corredino” vuole rappresentare in maniera chiara l’identità di genere. Magari si scelgono anche colori “neutri” ( il verde, il rosso, il giallo) ma resta radicata l’idea che l’abito debba indicare inequivocabilmente il sesso biologico. Il primo spartiacque di genere.

Nell’immaginario sociale collettivo il tema dell’opposizione anche simbolica fra maschile e femminile deve essere immediatamente sancita dalle forme, dai tessuti, dai colori degli abiti, stereotipi vestimentari che si intrecciano con altri stereotipi ( giocattoli, letture, sport) attraverso i quali si costruisce l’identità personale nella società.

Sempre di più la moda enfatizza l’opposizione maschio-femmina già dall’infanzia, Dragon Ball contro Hello Kitty, t-shirt aggressive per “lui” anche a tre anni, come alla stessa età top e minigonne in lurex e paillettes per “lei”; e guai se un maschietto prova interesse per un gioco definito “femminile”. Capita spesso di sentire, dentro i negozi di giocattoli, voci seccate di genitori che riprendono i propri figli -” Vuoi il set di pentoline? Ma è un gioco da femmine! Andiamo al reparto macchine sportive…” – La distorsione culturale tipica del nostro secolo nasce in maniera subdola, e si nutre di schemi mentali difficili da modificare.

Non a caso l’unico momento durante il quale si è riusciti a creare un equilibrio rompendo gli schemi precostituiti, anche nell’abbigliamento, è stato il periodo della contestazione giovanile. Nel ’68 l’avvento dello stile unisex ha permesso di spostare l’attenzione dalla forma ai contenuti, in maniera un po’ drastica forse, ma in fondo la rivoluzione non può nascere dal compromesso. Uomini e donne insieme nella lotta all’emancipazione e nell’abbigliamento, gli stessi jeans e gli stessi colori, gli stessi capelli lunghi e gli stessi ideali.

Gli anni ’80 hanno dato una brusca sterzata a monte del ’68, la giustificazione era “voglia di un ritorno alla femminilità”, la verità era che si era andati troppo oltre, bisognava rientrare nei ranghi.

Ed ecco in televisione le ragazze del “Drive in” generosamente esposte nei seni che cominciavano ad essere gonfiati dalla chirurgia estetica, e gli uomini tornati ad un primordiale machismo.

Da allora poco è cambiato, gli ideali persi per strada insieme ai jeans, fino alla drammatica situazione che viviamo oggi, violenze quotidiane contro quel genere femminile che da millenni cerca di liberarsi da una condizione imposta e mai scelta. E se la vittima è una bella ragazza, ecco che la colpa di ciò che le è accaduto ricade sul suo “vestire provocante”, sulla minigonna, sul tacco alto, sulla scollatura “troppo audace”. L’abito diviene una condanna, come l’essere donna.

 

Siamo nati uomini e donne, siamo nati biologicamente diversi ma complementari, non opposti.

 

Alla nascita di un nuovo essere umano nessuna distinzione, stessi colori, stesso rispetto, stesse possibilità di crescita; niente piccoli Rambo né piccole Lady Gaga, niente schemi, niente sovrastrutture, ma libertà di viversi come unico genere, scoprendosi diversi,sì, ma mai contrapposti.

Forse una delle strade per tornare (o finalmente essere) complici e non nemici.

 

(foto dal web)

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