Alexandra Exter

La storia del rapporto tra arte e moda risulta nel tempo sempre estremamente prolifico, soprattutto durante il primo Novecento.

In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, mi piace ricordare una delle figure più rappresentative del panorama artistico di quel periodo.

 

“Disastrosa donna russa, colomba e tigre reale, angelo e demonio ad un tempo”.
Così lo scrittore e pittore Ardengo Soffici,suo amante ed estimatore, descrive Alexandra Exter, (nata Alexsandra Grigorovič, nel 1882 a Białystok, in Polonia) pittrice, scenografa, stilista, personalità spregiudicata e raffinatissima, una delle artiste più importanti dell’avanguardia artistica di inizio secolo. Pioniera di un periodo d’oro durante il quale spiccarono talenti femminili quali Isadora Duncan, Sonia Delaunay,Tamara de Lempicka, Natalia Goncharova, Alexandra reca in sé l’ innovazione nel segno, l’ inquietudine creativa che ne caratterizza la vita.

E proprio con Soffici, a partire dal 1914, divide uno studio in Rue Boissonade per un periodo di fertile sodalizio; è in questo periodo che la Exter passa dalla pittura alle sperimentazioni con la tecnica del collage, utilizzando ritagli di immagini pubblicitarie. Nel frattempo conosce l’ Italia e i futuristi italiani, e con loro espone alla Galleria Sprovieri in via del Tritone. Parte dal ‘ 16 anche il lavoro di scenografa,attraverso la collaborazione con il regista Tairov e il suo Teatro da Camera di Mosca, a cui dedica le sue realizzazioni più famose, costumi bizzarramente rigidi, che non disdegnano l’ uso del metallo nella citazione di spigolose geometrie cubiste. Nello stesso periodo la Exter, accesa da ideali democratici, s’ applica anche alla ricerca militante sul vestito femminile e da lavoro, e in un testo sull’ abito costruttivo, pubblicato sulla rivista Atelier, ne teorizza le implicazioni psicologiche. Nel ‘ 24, in condizioni economiche precarie (la sua facoltosissima famiglia era stata rovinata dall’ avvento dei bolscevichi), si trasferisce definitivamente a Parigi dove dal 1926 al 1930 fu insegnante nell’Accademia d’arte contemporanea di Fernand Léger e, dopo il 1933, realizzò a tempera le miniature del manoscritto “Callimaco” che è considerato uno dei capolavori del periodo finale della sua carriera.
Muore a 67 anni, nel 1949, in un paesino alle porte di Parigi.

(foto e contenuti dal web)

 

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